venerdì, Marzo 5, 2021
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I soldi facilitano il distanziamento sociale

Quando si tratta di capire in quanti adotteranno le misure di prevenzione anti-covid, come distanziamento sociale e utilizzo della mascherina, c’è un fattore che può aiutare a prevedere come andranno le cose: quello economico. Secondo uno studio della Johns Hopkins University (Baltimora) esiste una relazione molto stretta tra il benessere finanziario di una persona o di una famiglia e l’osservanza di comportamenti protettivi contro la pandemia: non perché chi ha più possibilità sia necessariamente più attento (anzi: gli esempi opposti abbondano), ma perché in certe condizioni economiche è semplicemente più facile far proprie queste misure.

Come è cambiata la tua vita? Lo studio condotto ad aprile 2020 si basa sui dati relativi a stipendio, caratteristiche demografiche, situazione sanitaria, impiego e qualità abitativa di circa 6000 persone di 6 diversi Paesi, un migliaio delle quali residenti negli USA. Ai volontari coinvolti è stato chiesto quanto il loro comportamento fosse mutato rispetto a prima della pandemia, e se avessero incrementato il distanziamento sociale (lontananza da luoghi affollati, meno uscite per la spesa, meno visite ad amici e familiari) oltre a igiene delle mani e uso della mascherina.

Tutti quanti avevano cambiato le proprie abitudini di vita, ma le persone nella fascia più abbiente considerata dallo studio (con un reddito di circa 230.000 dollari – 190.000 euro all’anno) avevano fino al 54% di probabilità in più di aumentare i comportamenti autoprotettivi rispetto alle persone nella più bassa fascia economica (13.000 dollari all’anno, 10.700 euro). I dati fotografano la disponibilità a modificare i comportamenti, non la percentuale di persone che ha aderito alle norme.

Non è questione di volontà. La ricerca ha però anche chiarito il motivo di questa apparente maggiore flessibilità: per le persone con le entrate maggiori, aderire alle norme di distanziamento era molto meno faticoso. I volontari di questo gruppo avevano avuto più spesso la possibilità di lavorare da casa, ed erano passati più facilmente da una condizione di lavoro in presenza al telelavoro – anziché dal lavoro in presenza alla perdita dell’impiego.

Rispetto a chi aveva continuato a uscire per lavorare, chi era in smartworking aveva il 24% di probabilità in più di rispettare il distanziamento sociale. Mentre chi già prima della pandemia guadagnava meno, era arrivato alla covid in condizioni occupazionali più fragili, con maggiori possibilità di perdere il posto o saltare lo stipendio.

Il fattore casa. L’#iorestocasa è meno gravoso per chi ha un’abitazione spaziosa e confortevole. Non stupisce che gli intervistati che vivevano in case senza disponibilità di spazi all’area aperta risultassero meno inclini del 20% a mutare abitudini in fatto di distanziamento. «È comprensibile che chi non vive in una casa comoda tenda ad uscire più spesso – dice Nick Papageorge, primo autore dello studio – ma quello che ci preme sottolineare, è che chi governa potrebbe per esempio pensare di aprire i parchi cittadini nei quartieri più affollati durante una pandemia. Forse è un rischio che vale la pena prendere».

la salute “sposta” meno. Sorprendentemente, le condizioni di salute preesistenti (come diabete, ipertensione, malattie cardiache, asma) non sono sembrate avere un impatto altrettanto significativo nel modificare le proprie abitudini in un senso protettivo – anzi, chi soffriva di disturbi cardiovascolari è parso meno incline a osservare le misure di distanziamento, forse all’interno di uno stile di vita in generale meno attento alla salute. Fa invece la differenza la capacità di abbinare il disagio del distanziamento ai potenziali benefici, come passare più tempo con la famiglia. Anche in questo caso, però, i cambiamenti delle abitudini in senso protettivo sono più sfumati, per chi vive nell’incertezza economica.

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