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Ivass, ai consiglieri Cattolica i verbali di contestazioni

MILANO – L’Ivass ha notificato le contestazioni ai consiglieri della compagnia assicurativa Cattolica, duramente bacchettati al termine dell’ispezione conclusa da poco. Ovviamente non hanno ricevuto contestazioni i tre consiglieri espressi da Generali, entrati solo recentemente in cda e dunque non interessati dall’ispezione, che ha riguardato il 2018, il 2019 e i primi mesi del 2020. Ha invece ricevuto la notifica Alberto Minali, che non siede più in consiglio ma che vi faceva parte all’epoca della prima fase dell’ispezione (l’ad lasciò la carica, ma non il consiglio, il 31 ottobre 2019, dopo che da tempo era entrato in rotta di collisione con il presidente Paolo Bedoni e lo stesso cda).

I rilievi sollevati ai consiglieri ricalcano i nove punti messi sotto i riflettori dall’ispezione Ivass e già comunicati al mercato, anche se i singoli membri hanno ricevuto contestazioni differenziate, a seconda del ruolo ricoperto. A quanto si apprende, ci sarebbero tre fasce di responsabilità individuate dall’Ivass. Di sicuro ha un peso preponderante il tipo di contestazioni sollevate a Bedoni, che ha agito nei confronti del consiglio “con condotte – anche in contrasto con lo statuto societario – che ne hanno alterato il processo di formazione delle decisioni e che, per la loro opacità, hanno pregiudicato il diritto degli amministratori all’assunzione di decisioni informate”, si leggeva nel verbale inviato alla società, reso noto lo scorso 14 gennaio.

Assicurazioni, ispezione Ivass a Cattolica: “Cda non prudente, a rischio la solvibilità”

14 Gennaio 2021

Nelle contestazioni inviate ora non ci sono sanzioni: prima di arrivare a questa fase i consiglieri che hanno ricevuto i rilievi hanno a disposizione sessanta giorni di tempo per fornire le loro controdeduzioni e magari modificare la propria posizione. Oggi intanto si è tenuto un  consiglio di amministrazione di Cattolica, ordinario, alla fine del quale non è stato diramato nessun comunicato. Ivass ha chiesto a Cattolica di rivedere profondamente la struttura della governance, con un nuovo consiglio (da eleggere dopo il primo aprile) che segni una profonda discontinuità con il cda attuale. Le altre mosse chieste dall’autorità di vigilanza sono la realizzazione in tempi brevi dell’aumento di capitale da 200 milioni (il cui lancio ormai dovrebbe essere prossimo) la vendita delle azioni proprie rivenienti dal recesso e la nomina di un nuovo cda, subito dopo la trasformazione in spa, già approvata.

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