lunedì, Marzo 1, 2021

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Legge di guerra per produrre vaccini. Il piano Biden contro la pandemia

WASHINGTON – «Vado a dormire pensando al Covid e mi sveglio pensando al Covid»: Joe Biden confida ai suoi collaboratori l’ossessione per la sfida su cui si giocano i primi cento giorni della sua presidenza. Il primo giorno completo di lavoro alla Casa Bianca è dedicato a questo: il piano della nuova Amministrazione contro la pandemia.

C’è un arsenale di provvedimenti: la mobilitazione della Guardia nazionale e della protezione civile per i vaccini, l’apertura di stadi e l’assunzione di personale federale per moltiplicare le inoculazioni di massa, una legge di guerra per precettare più produzione. Arriva anche un soccorso privato, Amazon si offre di aiutare con la sua formidabile potenza logistica nella distribuzione delle dosi.

La nuova Amministrazione, com’è prevedibile, dipinge un quadro disastroso del bilancio di Donald Trump sul fronte sanitario. Dalla task-force medica di Biden piovono accuse pesanti: «Ereditiamo una situazione ancora peggiore del previsto, l’assenza di un vero piano federale per la distribuzione dei vaccini, l’incompetenza». Il governo entrante ha interesse a caricare il predecessore di ogni responsabilità nefasta. La realtà è un po’ meno drammatica: pur avendo superato i 407.000 morti per Covid (più delle vittime americane nella seconda guerra mondiale), gli Stati Uniti hanno una mortalità inferiore a quella italiana, inglese o belga.

Nelle vaccinazioni hanno una lunghezza di vantaggio sull’Europa: 16,5 milioni di vaccinati pari al 5% della popolazione. Restano 19 milioni di dosi non ancora inoculate, ma già nell’ultima fase dell’Amministrazione Trump ci si è avvicinati a quel ritmo di un milione di vaccinati al giorno che è proprio l’obiettivo fissato da Biden per immunizzare un terzo di popolazione entro i suoi primi cento giorni. Per garantire che i 100 milioni di vaccinati siano raggiunti entro la scadenza, la task-force della nuova Amministrazione ha redatto un elenco di 12 “carenze immediate” da affrontare, anche nel settore delle maschere N95 e tute protettive per il personale medico, tamponi e fiale per i test.

Per garantirsi una fornitura adeguata di vaccini Biden userà la legge sulla precettazione di fabbriche in tempo di guerra, il Defense Production Act che risale al conflitto in Corea 70 anni fa. L’aveva già invocata Trump, ma poi preferì incentivare le multinazionali farmaceutiche con Operation Warp Speed, che diede risultati notevoli nella fase della corsa alla scoperta del vaccino. Biden vuole migliaia di nuove assunzioni per mettere in campo un esercito di “vaccinatori”.

La responsabilità viene spostata a livello federale, anche se il nuovo presidente promette di alzare fino al 100% i rimborsi per i 50 Stati, che finora sostengono gran parte delle spese per la distribuzione sul territorio. Tra le risorse umane in campo per lo sforzo logistico, il presidente vuole mobilitare anche la Federal Emergency Management Agency (protezione civile) e i militari della National Guard. La disponibilità di Jeff Bezos che offre la rete distributiva di Amazon suscita polemiche tra i repubblicani: si chiedono perché il miliardario del commercio online abbia aspettato l’insediamento di un presidente democratico per farsi avanti.

Nel piano Biden c’è l’apertura di nuovi centri per le vaccinazioni di massa in stadi sportivi, palestre scolastiche, centri sociali di quartiere, con un’attenzione a quelle minoranze etniche colpite più pesantemente dal covid, sia per le loro condizioni igienico-abitative, sia perché sono lavoratori manuali esposti in prima linea al contagio. Non è solo sulle vaccinazioni che Biden ha annunciato novità. Nasce un Pandemic Testing Board, autorità federale per coordinare tutta l’attività dei test, centralizzare la raccolta dati, intervenire sulle lacune.

Ci saranno nuovi investimenti anche sulla ricerca di terapie anti-Covid: le vaccinazioni infatti possono proteggere la popolazione sana, ma per chi subisce il contagio, ha sintomi gravi e viene ricoverato, è vitale il progresso sul fronte delle cure disponibili. Per coprire i costi è essenziale un’approvazione veloce al Congresso della manovra da 1.900 miliardi: 400 di quei miliardi devono andare proprio alla sanità, compresi i programmi pubblici Medicare e Medicaid.

 

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