lunedì, Marzo 8, 2021

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Che cosa rende i virus infettivi?

Grazie ai risultati di uno studio pubblicato su PLOS Pathogens siamo un po’ più vicini a comprendere il complicato funzionamento dei virus: gli studiosi hanno infatti descritto per la prima volta in che modo gli enterovirus, genere di virus appartenente alla famiglia Picornaviridae di cui fanno parte anche il poliovirus (che causa la poliomielite) e il rhinovirus (uno degli oltre 200 patogeni che causano il raffreddore comune), “impacchettano” il proprio materiale genetico, diffondendolo nelle cellule e infettandole.

I virus sono parassiti obbligati, perché non possono trasformare il cibo attraverso il metabolismo, e nemmeno riprodursi da soli: per farlo, devono per forza entrare nelle cellule. Finora sapevamo che un virus, per replicarsi, forma delle “copie” del proprio materiale genetico, i virioni, che poi rilascia nelle cellule vicine. Ciò che però non era chiaro, e la cui scoperta rappresenta la novità dello studio condotto dalle Università di Leeds e York (Gran Bretagna), era in che modo avvenisse l’assemblaggio dei virioni.

All’assemblaggio! La ricerca descrive in dettaglio il ruolo dei cosiddetti segnali di packaging dell’RNA, piccole sezioni di RNA (acido ribonucleico, il solo materiale genetico del virus) che, insieme alle proteine contenute nell’involucro del virus (il capside), concorrono alla formazione di un virione infettivo. Utilizzando un microscopio elettronico, i ricercatori hanno potuto per la prima volta vedere il processo di assemblaggio dei virioni in atto; inoltre, studi di biologia molecolare e matematica hanno permesso loro di identificare le possibili sezioni di RNA che agirebbero come segnali di packaging.

Agire alla fonte. «Questo studio cambia il nostro approccio alle malattie virali», spiega Peter Stockley, uno degli autori: «se riuscissimo a interrompere il meccanismo di formazione dei virioni, bloccheremmo l’infezione prima che avvenga». Secondo gli studiosi, capire in dettaglio il funzionamento del processo, che sembra essere lo stesso per un’intera famiglia di virus (gli enterovirus), aiuterà l’industria farmaceutica a sviluppare farmaci antivirali che fermino queste interazioni e prevengano l’insorgere delle malattie.

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