sabato, Marzo 6, 2021

Amici, le anticipazioni dello speciale del sabato del 6 marzo 2021

Il Festival di Sanremo attualmente in corso, come di consueto, non ferma Amici, il talent show di Maria De Filippi, in onda su Canale...
Home Notizie Cambogia, processo di massa contro decine di dirigenti dell'opposizione

Cambogia, processo di massa contro decine di dirigenti dell’opposizione

BANGKOK. I giudici hanno dovuto dividere gli imputati in due gruppi, tanti erano i dissidenti accusati di aver cospirato contro lo Stato cambogiano e il suo inamovibile primo ministro Hun Sen al potere da circa mezzo secolo.

Oggi è stata la volta del secondo gruppo di membri del disciolto partito di opposizione Cambodia National Rescue Party eliminato con un decreto legge pochi mesi prima delle elezioni del 2018, quando il suo leader Kem Sokha venne messo agli arresti dove si trova ancora. Lo accusarono di aver ordito un complotto con gli Stati Uniti per rovesciare il premier. Inutili le proteste di Washington che pure un pensiero potrebbe avercelo fatto, visto che Hun Sen propende decisamente verso l’asse di Pechino piuttosto che quello a ovest.

Nell’aula dovevano esserci 61 persone, ma non è chiaro quanti fossero i presenti visto l’alto numero di esuli e fuggiaschi. La foto più drammatica ritrae la moglie di uno degli accusati che tenta inutilmente di raggiungere il Palazzo di giustizia dove si svolge a porte chiuse il processo. In altre si vedono prima del loro ingresso l’avvocatessa-imputata Theary Seng che ha anche passaporto Usa e fa dichiarazioni battagliere contro chi vuole zittirla, e Sok Phat, un ex dirigente del CNRP dal braccio mutilato.

Ma è stata dal suo esilio americano la vice presidente del partito Mu Sochua a indicare il numero esatto degli imputati di questo secondo turno, 62. Ha anche annunciato, come hanno fatto in parecchi almeno a parole, che vorrebbe tornare nel suo paese a combattere contro quella che ritiene poco meno di una dittatura. Anche a rischio di arresto.

Né Mu Sochua né gli altri esuli in America e Europa possono però decidere di atterrare come e quando vogliono a Phnom Penh. Costretto come tutti ad andarsene per evitare processi, celle, minacce e persecuzioni, nel novembre scorso tentò – o fece finta – di tornare in patria anche Sam Rainsy, il vero e storico leader dell’opposizione al Super-presidente. Comprò un biglietto Parigi-Bangkok e andò all’aeroporto Charles de Gaulle con i fotografi. Dovette fermarsi al check in della Thai airways.

Proprio quel mese iniziava il primo turno delle udienze contro i suoi compagni di partito e di opposizione accusati di tradimento e cospirazione contro lo Stato o favoreggiamento. Reati che secondo gli attivisti dei diritti umani sono solo il mezzo scelto per riaffermare il monopolio politico del Partito del Popolo di Sen, in sella dalla fine dell’emergenza seguita al delirante regime dei khmer rossi di Pol Pot che devastò il paese alla fine anni ‘70. Dopo aver sciolto il CNRP, messo in cella un po’ di capi e costretto ad andarsene gli altri, il premier – che fu un ex khmer rosso pentito – stravinse a man bassa il voto del 2018.

Hun Sen sapeva che i dissidenti potevano essere avversari temibili, visto che in precedenza gli avevano tolto parecchi consensi nonostante i presunti brogli. E continuavano a sobillare il paese contro di lui utilizzando gli stessi media che sono stati in gran parte addomesticati con acquisti di quote e licenziamenti dei giornalisti troppo indipendenti.

E’ in questo clima che suona ancora surreale l’ipotesi di un ritorno degli esuli. A quanti gli chiedevano se gli imputati fuggitivi – tra i quali molti parlamentari – sarebbero potuti tornare per il processo senza temere arresti, il portavoce del governo Phay Siphan ha garantito di sì. “Possono venire liberamente – ha detto – ma devono attenersi alle decisioni della Corte”. Ovvero rischiare una pena fino a 16 anni.

Il direttore regionale di Amnesty International, Yamini Mishra, ha parlato del nodo più delicato di quella che definisce una parodia di giustizia. “Questi processi di massa sono un affronto agli standard internazionali del giusto processo”, ha detto. Secondo la dirigente esule Mu Sochua le autorità stanno spargendo paura per scoraggiare i sostenitori dell’opposizione dal radunarsi e protestare pubblicamente per l’arresto dei loro leader. Ma “alla fine dei conti – spiega Theary Seng – la decisione nei nostri riguardi sarà presa da politici, non da giudici”.

 

Covid Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino Alto Adige Umbria Valle d’Aosta Veneto Italia Agrigento Alessandria Ancona Aosta Arezzo Ascoli Piceno Asti Avellino Bari Barletta-Andria-Trani Belluno Benevento Bergamo Biella Bologna Bolzano Brescia Brindisi Cagliari Caltanissetta Campobasso Carbonia-Iglesias Caserta Catania Catanzaro Chieti Como Cosenza Cremona Crotone Cuneo Enna Fermo Ferrara Firenze Foggia Forlì-Cesena Frosinone Genova Gorizia Grosseto Imperia Isernia La Spezia L’Aquila Latina Lecce Lecco Livorno Lodi Lucca Macerata Mantova Massa-Carrara Matera Messina Milano Modena Monza e della Brianza Napoli Novara Nuoro Olbia-Tempio Oristano Padova Palermo Parma Pavia Perugia Pesaro e Urbino Pescara Piacenza Pisa Pistoia Pordenone Potenza Prato Ragusa Ravenna Reggio Calabria Reggio Emilia Rieti Rimini Roma Rovigo Salerno Medio Campidano Sassari Savona Siena Siracusa Sondrio Taranto Teramo Terni Torino Ogliastra Trapani Trento Treviso Trieste Udine Varese Venezia Verbano-Cusio-Ossola Vercelli Verona Vibo Valentia Vicenza Viterbo

YouGoNews