lunedì, Marzo 8, 2021
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Russia, Navalnyj a processo dopo l’arresto al suo rientro a Mosca

“Scendete in piazza, non per me, ma per voi stessi, per il vostro futuro. Non abbiate paura”, è l’appello lanciato da Aleksej Navalnyj attraverso il suo canale YouTube dopo la condanna a 30 giorni di custodia cautelare. Resterà in carcere almeno fino al 15 febbraio, ha sentenziato la giudice al termine di un processo improvvisato in un posto di polizia a Khimki, periferia di Mosca, dove l’oppositore russo era stato trasferito dopo essere stato arrestato ieri alla frontiera appena atterrato nella capitale.

Per almeno 15 ore i legali dell’attivista avevano chiesto di poter vedere il loro cliente. Invano. A Vadim Kobzev, uno degli avvocati, la notifica dell’udienza è arrivata solo un minuto prima dell’inizio fissato alle 12.30, ora di Mosca, le 10.30 in Italia.

L’udienza si è tenuta in un’aula improvvisata dentro al dipartimento di polizia di Khimki. La giudice portata in fretta e furia e tv filo-governative fatte entrare dal retro, mentre i corrispondenti della stampa internazionale e indipendente e gli stessi collaboratori del dissidente venivano lasciati all’addiaccio dietro a una recinzione a oltre 20 gradi sotto zero. Non abbiamo gli esiti del tampone anti-Covid di Navalnyj, per questo il processo non si è tenuto in tribunale, si è poi giustificato il ministero degli Interni russo citato da Ria Novosti.

Solo a metà udienza, la giudice Morozova ha concesso ai difensori di Navalnyj mezz’ora per familiarizzare con i materiali del caso e altri 20 minuti per interloquire con il loro cliente. Ma l’esito era già scritto. Navalnyj resterà in carcere fino al 15 febbraio. Il 29 gennaio è già stata fissata l’udienza per trasformare la condanna alla libertà vigilata in carcere nell’ambito di un vecchio processo del 2014, su richiesta del Servizio penitenziario federale russo.

Il primo commento di Navalnyj

“Non capisco che cosa stia succedendo. Un minuto fa sono stato portato fuori dalla cella per incontrare gli avvocati. Sono venuto qui e qui si sta svolgendo una sessione del tribunale di Khimki. Alcune persone mi stanno filmando, altre sono sedute in sala. Questa è la “seduta pubblica” del tribunale di Khimki, dove si sta esaminando la questione del mio arresto su richiesta del capo della polizia”, ha commentato lo stesso Navalnyj in un filmato diffuso su Twitter dalla sua portavoce Kira Jarmish. Il primo commento dopo l’arresto.

“Perché l’udienza si svolge in un posto di polizia, non capisco?”, ha continuato Navalnyj. “Perché nessuno è stato informato, perché non è stata fatta alcuna convocazione? È semplice. Ho visto la giustizia più volte umiliata, ma a quanto pare lo stesso nonno (Putin) nel bunker ha così paura di tutto che hanno strappato con aria di sfida il codice di procedura penale e lo hanno gettato nella spazzatura. È impossibile quello che succede qui. È semplicemente illegalità al massimo grado, non posso definirlo in altro modo”.

Navalnyj ha poi chiesto che in aula venissero ammessi anche i giornalisti lasciati ad aspettare fuori dal dipartimento. “Non accettano di accreditare giornalisti, il che evidenzia uno strano pregiudizio, ovviamente sono per la trasparenza totale del processo, affinché tutti i media possano osservare questa stupefacente assurdità, che sta avendo luogo qui. E voglio che lascino passare tutti, non solo Lifenews e il servizio stampa della polizia, ma anche i giornalisti che al momento se ne stanno al freddo presso il cancello e non vengono fatti entrare”. Ma la richiesta è rimasta inascoltata.

L’arresto di Navalnyj

Navalnyj è rientrato in Russia ieri sera dopo aver trascorso cinque mesi in convalescenza in Germania dove era stato trasferito lo scorso agosto dopo essere finito in coma su un volo Tomsk-Mosca in seguito al presunto avvelenamento da Novichok, agente nervino di fabbricazione sovietica.

Navalnyj in coma: “È stato avvelenato”

di

Rosalba Castelletti

20 Agosto 2020

Lo scorso dicembre il Servizio penitenziario federale russo aveva minacciato di trasformare una sua vecchia condanna alla libertà vigilata in pena detentiva usando come pretesto il fatto che Navalnyj, stando in Germania, non si era più recato davanti al giudice di sorveglianza.

Nonostante le minacce, l’oppositore mercoledì scorso ha annunciato che stava meglio e che sarebbe tornato a Mosca. “Questa è la mia casa. Non ho paura”, ha detto ieri al suo atterraggio poco prima di essere fermato al controllo passaporti.

Le condanne dell’Occidente

Dall’Occidente intanto continuano a piovere condanne e appelli per il rilascio immediato. “La detenzione di oppositori politici è contraria agli impegni internazionali della Russia”, ha commentato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea.

They didn’t break Navalny with poison, they will not break him with prison. Let our solidarity be his strength.

— Donald Tusk (@donaldtuskEPP) January 17, 2021

“Non hanno spezzato Navalnyj col veleno, non ci riusciranno con la prigione. Che la nostra solidarietà sia la sua forza”, ha scritto su Twitter il presidente del Ppe ed ex presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.

Mentre  l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Ue Josep Borrell ha lasciato intendere il possibile inasprimento della politica Ue di sanzioni contro la Russia: “Questa detenzione conferma il modello negativo di contrazione dello spazio per l’opposizione, la società civile e le voci indipendenti nella Federazione Russa”.

Il caso sarà discusso dai ministri degli Esteri e dai leader dei 27 nelle riunioni previste per la giornata di giovedì in videoconferenza, ha detto il vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic al termine del consiglio informale dei ministri degli Affari Ue.

Le reazioni di Mosca

Stando al canale di notizie su Telegram Podjom, Dmitrij Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin, alla richiesta di un commento ieri notte avrebbe replicato: “È stato arrestato in Germania? Non sono aggiornato”. Come Putin, Peskov non nomina mai l’oppositore. Oggi ha annullato senza dare spiegazioni il consueto briefing con i giornalisti, scrive Tv Dozhd (Pioggia).

“Si capisce quanto (i politici occidentali) siano felici di copiare le stesse dichiarazioni. Sono felici perché sembra che credano di poter distrarre in questo modo l’opinione pubblica dalle profonde crisi che il modello liberale di sviluppo sta attraversando”, ha dichiarato invece stamani il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov, citato da Tass, durante la conferenza stampa sui risultati della diplomazia russa nel 2020.

“Naturalmente – ha proseguito Lavrov – non siamo soddisfatti delle tendenze che osserviamo in Occidente, quando le élite tentano di risolvere alcune delle loro questioni di politica interna e di raggiungere gli obiettivi della lotta politica interna cercando attivamente nemici esterni in Russia, Cina, Iran, Corea del Nord, Cuba, Venezuela. Questo elenco di Paesi è ben noto”.

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