sabato, Febbraio 27, 2021

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Bolsonaro: navi da crociera per “invadere” Fernando de Noronha. Ma l’isola eden non ci sta: “Patrimonio naturale a rischio”

Fnernando de Noronha è un arcipelago situato a 350 km dall’estrema propaggine orientale della costa brasiliana, davanti allo stato del Pernambuco di cui fa parte. Ventuno tra isole e isolotti minori, per 26 km quadrati totali, è abitato da 3mila persone scarse, tutte residenti nell’isola principale, che è quella che dà il nome all’insieme.

Un eden di natura e di biodiversità che si è conquistato per questo un posto nella lista del patrimonio Unesco, ma anche le recenti attenzioni del presidente Jair Bolsonaro, desideroso di amplare il bacino d’utenza turistico dell’area. Con tempismo curioso, in tempi di lotta al coronavirus e tutte quelle situazioni – assembramento in primis – che ne facilitano la diffusione – il presidente brasiliano ha manifestato a chiare lettere l’intento di riportrare nell’arcipelago posizionato a 4 gradi scarsi a sud dell’Equatore le navi da crociera, che non vi hanno accesso dal 2012. Il permesso sarebbe limitato alle cruiser fino a 600 passeggeri, che sono piccole quanto si vuole rispetto ai grattacieli del mare di ultima generazione ma fanno tutt’altro effetto in un contesto dove ognuna di esse farebbe sbarcare l’equivalente di un quinto della popolazione locale.

Bolsonaro ha usato gli usuali toni coloriti… “federalizzeremo Fernando de Noronha, vogliamo definitivamente che diventi un hub turistico…” ha detto recentemente, scatenando le proteste di naturalisti e biologi che prospettano danni irreparabili in un sito che alterna iconiche formazioni rocciose, spiagge luminose e lussureggianti, con mare e fondali abitati da tartarughe marine e razze, il meglio di quanto una catena montuosa solo parzialmente emergente dalle acque è in grado di offrire.

(ansa)
Ma se l’opposizione dei naturalisti può sembrare ovvia, meno scontata è invece quella della popolazione locale, che promette di resistere al volere di Brasilia, pur consapevole di rigettare una fonte sicura e abbondante di reddito.

“L’ecosistema qui è fragile di per sé e oltretutto le navi da crociera arriverebbero nell’alta stagione, quando le acque sono calme e l’habitat marino diventa particolarmente sensibile e vulnerabile – racconta all’agenzia di stampa spagnola Efe Lucas Antonio, pescatore e guida di Fernando de Noronha, secondo cui il ritorno o l’avvento di forme di turismo di massa sarebbero “una cosa magnifica per l’economia dell’isola, ma non un bene per il suo ecosistema”. “Se proprio le navi da crociera devono venire qui – conclude – dovrebbe accadere in bassa stagione, da maggio a giugno”.

Nell’angolo di Brasile più lontano e meno accessibile dalla terraferma, la natura è ancora in gran parte sovrana. L’accesso alle 20 isole disabitate è concesso solo per finalità di ricerca sentifica. Ma anche lungo l’unica strada asfaltata di Fernando de Noronha non è difficile imbattersi in aironi o nel tegu, grandi lucertole sudamericane, che qui vennero in realtà introdotte contro topi e insetti, ma si sono ambientate molto bene.

(ansa)
Benché ancora estraneo a fenomeni da turismo di massa, l’arcipelago e i suoi pochi esercizi dedicati – ristoranti, locande e negozi di souvenir – hanno patito gli effetti della pandemia, ma si stanno riprendendo.

“È stato un periodo duro – spiega a Efe Fatima de Rita, che gestisce uno di questi negozi -. La vita qui è costosa perché dobbiamo fare arrivare tutto dalla terraferma: senza voli e con pochissime navi operative i costi sono saliti ulteriormente. Ma penso che l’isola debba preservare la sua politica di conservazione: dopo tutto, se qualcuno di noi non ce la fa, ha la chance di partire, gli animali non possono farlo”.

Incluso nel Patrimonio Unesco nel 2001, l’arcipelago vanta un ecosistema unico, di cui sono parte integranti specie endemiche, tra cui lo scinco di Noronha (Trachylepsis atlantica, un sauro). Ma la pressione del turismo si è accresciuta nelle ultime stagioni (2020 escluso): nel 2019 sono arrivati 119mila visitatori, 29mila in più ammessi dal locale piano di sviluppo sostenibile, quanto basta a evocare da più parti l’adozione di misure di contenimento.

(ansa)
“Tutte le infrastrutture e le attività devono rispettare un piano regolatore che fissa i parametri, in materia di rispetto dell’ambiente – che sia il settore privato che la pubblica amministrazione devono rispettare – spiega Fabio Lins, ingegnere civile e soprintendente alle infrastrutture del governo locale. Tra le varie clausole del piano – di cui è parte anche l’approvvigionamento di acqua potabile, che si ottiene per desalinizzazione o viene fatta arrivare dal continente – quella che limita l’altezza degli edifici, che non devono superare i due piani e quella che inibisce ulteriori asfaltature stradali, per prevenire l’alterazione del naturale processo di sedimentazione, un fattore importante nella biodiversità dell’arcipelago e dell’isola.

Le autorità locali hanno anche imposto una “tassa per la conservazione dell’ambente” ai visitatori. I turisti pagano 75 real (reais) brasiliani (poco meno di 12 euro) per il primo giorno di permanenza e la quota giornaliera sale per ogni giorno extra, tanto che chi rimane un mese – il massimo consentito, deve vesare 5.000 reais, quasi 800 euro.

Valori che contribuiscono a rendere Fernando de Noronha un’isola non proprio accessibile a tutti e che nel contempo sembrano fatte apposta per scatenare la demagogia populista del presidentissimo, che da questa presunta velleità elitaria trae il miglior spunto possibile per la sua campagna di “federalizzazione” del remoto e splendido arcipelago.

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