Mediaset, l’assist del governo non scuote il titolo a Piazza Affari

MILANO – Il possibile assist del governo a Mediaset contro Vivendi non scalda il titolo del Biscione a Piazza Affari, che in mattinata si muove appena al di sotto della parità per poi arretrare di oltre un punto percentuale a ora di pranzo.

Come ricostruito oggi da Repubblica, l’esecutivo può inserire nel decreto oggi in approvazione, o al più tardi in un emendamento alla Legge di Bilancio, una norma che darebbe di fatto all’AgCom – il nostro garante delle Comunicazioni – l’ultima parola su intrecci o concentrazioni nel settori dei media. Prenderebbe forma così uno scudo per proteggere le aziende nazionali (Mediaset, Tim) da nuove incursioni di Vivendi

Lo scontro sullle tv

Arriva l’emendamento per salvare Mediaset dalla scalata di Vivendi

di

Claudio Tito

05 Novembre 2020

Le tappe

Gli intrecci oggi sono disciplinati dalla Legge Gasparri, ma a settembre una sentenza della Corte di Giustizia Europea ha rimesso in discussione la norma della Gasparri che impedisce a un’impresa (come Vivendi) di crescere simultaneamente nel settore televisivo e in quello delle telecomunicazioni.

Ai giudici del Lussemburgo si era rivolta Vivendi, azionista direttamente di Tim con oltre il 23%; e della stessa Mediaset, direttamente con il 9,98% e attraverso Simon Fiduciaria con il 19,92%.

Un congelamento della propria quota era stato necessario proprio in seguito all’intervento dell’AgCom nel 2017 in applicazione della Legge Gasparri (che è confluita nel Testo unico dei servizi media audiovisivi e radiofonici, il Tusmar).

L’Autorità aveva ravvisato il rischio di una posizione dominante nel settore dei media da parte di Vivendi, imponendo al colosso francese di ridurre la propria partecipazione in Tim oppure in Mediaset. Per questo motivo, meno di un anno dopo, Vivendi aveva trasferito una parte della propria quota a Simon Fiduciaria, mantenendo direttamente soltanto un partecipazione di poco inferiore al 10%.

Da qui la scelta di Vivendi di ricorrere al Tar del Lazio, che a sua volta aveva chiesto l’intervento della Corte di Giustizia Ue. La Corte si è espressa il 3 settembre scorso accogliendo le istanze del gruppo francese. In attesa di un nuovo pronunciamento del Tar del Lazio, previsto per il prossimo 16 dicembre, il governo ha scelto quindi di accelerare, nell’ambito probabilmente anche di un più generale riordino del sistema delle concentrazioni nel settore media e tlc.

La nuova misura allo studio, in casi analoghi a quello che vede contrapposte Mediaset e Vivendi, darebbe sei mesi di tempo al AgCom per valutare se autorizzare o meno acquisizioni nel settore in base in caso ravvisasse possibili possibili “effetti distorsivi” o “posizioni lesive del pluralismo”.

In questo scenario ancora incerto, le due aziende non commentano. Le valutazioni su eventuali mosse del governo saranno fatte solo su un testo giuridico definito, che verrà passato ai raggi X in ogni sua implicazione dai legali dei due gruppi.

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