Laghi Nabi e Mumab. Tra Casertano e Emilia, la storia di due oasi nate grazie alla lotta alla mafia

Anche il turismo può dare il suo contributo nella lotta contro le mafie e l’illegalità. Lo testimoniano l’Oasi Naturale Laghi Nabi e  il MuMAB – Museo del Mare Antico e della Biodiversità, due strutture diverse e lontane tra di loro che hanno in comune il fatto di sorgere su terreni riscattati o confiscati alla criminalità organizzata. Due progetti che raccontano una bella storia civile di rivincita e amore verso l’ambiente, la natura e la collettività. L’Oasi Naturale Laghi Nabi si trova sul Litorale Domizio,  a Castel Volturno in provincia di Caserta,  là dove una volta c’erano della cave di sabbia abusive che hanno devastato parte del litorale  e che erano alla base di nuovi fenomeni di erosione e di degrado di larghe fasce di costiera.

Recuperate da due imprenditori illuminati e visionari,  liberate da tonnellate di rifiuti abbandonati e bonificate,  sono state trasformate in un affascinante luogo protetto, immerso nella natura e a disposizione di tutti, abitanti del luogo compresi. I laghetti creati dalle cave e la vasta area verde che li circonda oggi ospitano oggi un vasto complesso turistico completamente ecosostenibile, che al suo interno accoglie anche il glamping più  grande del Sud Italia e una struttura alberghiera, con ristoranti aperti al pubblico. Nell’oasi naturale si può praticare il birdwatching, pedalare sulla pista ciclabile a luminescenza naturale più lunga d’Europa ( di giorno cattura la luce del sole e la notte crea giochi di luce che, con la vista esclusiva del lago, regala momenti davvero unici a chi la percorre) e solcare con il kayak le acque dei tre laghetti.

Il Mumab di Salsomaggiore Terme, Emilia Romagna 

Molto più a nord, nell’emiliana Salsomaggiore Terme, nel rinato Podere Millepioppi, una vasta area agricola confiscata alle mafie all’interno del Parco dello Stirone e del Piacenziano, è nato il MuMAB – Museo del Mare Antico e della Biodiversità con una sezione geopaleontologica allestita nell’edificio principale del podere e una è sezione naturalistica ospitata nell’ex-stalla della casa colonica.  La visita permette di scoprire i processi evolutivi che raccontano del Bacino Padano, l’antico mare che tutto sommergeva e che ha reso questo territorio un museo a cielo aperto.  Il museo propone un affascinante viaggio nella storia della Pianura Padana e dell’arrivo dell’uomo, durante il quale si possono toccare con mano fossili e reperti che hanno circa 7 milioni di anni, camminare sopra i resti dell’antico mare, visitare i canyon scavati dal torrente Stirone e ammirare conchiglie, coralli, piante fossili, denti e mandibole di squalo oltre agli scheletri ancora integri di ben tre balenottere.

I due beni recuperati all’illegalità sono così diventati dei simboli di  quello che è possibile fare per stimolare il turismo in territori ingiustamente ritenuti per anni non interessanti, situati nei pressi di mete famose e affascinanti, sia in Emilia che in Campania.

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