La moda sostenibile secondo il principe Carlo

L’abito del 1984 per il royal weddingLa giacca con la toppaIl cappotto buonoAncora il cappotto cammelloIl nuovo cappotto cammelloIl nuovo cappotto cammelloL’altro cappotto buono… a distanza di oltre 30 anniLe scarpe più vecchie dei suoi figliLe scarpe rattoppate

«Piuttosto che buttare via un capo, lo rattoppo». A dirlo non è una persona qualunque ma il principe Carlo intervistato per il numero di dicembre di British Vogue dal direttore Edward Enninful. Un tempo dipinto come un taccagno che riciclava vecchi abiti, ora il futuro re del Regno Unito ha finalmente il suo momento di gloria dopo aver scommesso in tempo non sospetti sulla circolarità della moda .

Non si tratta più ora solo di risparmiare denaro ma anche di trovare la cura a un pianeta malato a causa del cambiamento climatico. «È di vitale importanza intervenire nel settore: l’industria tessile contribuisce con qualcosa come 1,2 miliardi di tonnellate di gas a effetto serra e questo la rende uno dei settori più inquinanti» ha risposto accorato a Enninful «è fondamentale affrontare il problema del modo in cui produciamo i vestiti anche perché molti dei processi coinvolgono sostanze chimiche tossiche che danneggiano l’ambiente in modo enorme. Senza considerare l’impatto che ha sull’ambiente lo smaltimento dei vestiti gettati nelle discariche».

Se fosse per Carlo le discariche probabilmente chiuderebbero visto che lui usa ancora un cappotto di Giorgio VI e si vanta di indossare scarpe più vecchie dei suoi figli. «Non sopporto alcuno spreco, compreso quello alimentare» ha aggiunto il parsimonioso erede al trono «preferisco di gran lunga trovare un altro utilizzo: questo è il motivo per cui ho parlato così a lungo della necessità di un’economia circolare».
«Io sono uno che le scarpe o i vestiti se li fa riparare se si può», ha raccontato nella lunga chiacchierata con il direttore di Vogue UK: «quando ero bambino portavamo le scarpe dal calzolaio in Scozia e lo guardavamo affascinati mentre strappava le suole e ne metteva di nuove».

«Buy once, buy well», del resto, è il mantra del principe di Galles che invita a moderare i consumi a favore di uno shopping più consapevole e di qualità. Shopping che lui fa nelle migliori sartorie inglesi solo quando necessario. «Pensavo di essere come un orologio rotto che segna l’ora giusta due volte al giorno» dice riferendosi al suo stile senza tempo che però lo ha incoronato uno degli uomini meglio vestiti del pianeta nonostante le toppe e i rammendi «invecchiando si tende a cambiare forma e diventa sempre più difficile entrare nei vecchi abiti».

L’impegno di Carlo, tuttavia, è concreto. L’anno scorso aveva fornito le ortiche della sua tenuta di Highgrove a Vin+Omi, due stilisti emergenti che creano capi da tessuti ecosostenibili realizzati con materiali naturali o di riciclo mentre dal 2009 è patron della Campaign for Wool, iniziativa sostenuta da The Woolmark Company per promuovere l’uso della lana.

È sostenibile anche la prima collezione di abbigliamento uomo e donna che nata dalla collaborazione tra Yoox Net-a-Porter e The Prince’s Foundation: The Modern Artisan, così si chiama l’iniziativa che sarà lanciata il 12 novembre per festeggiare il 20esimo anniversario di Yoox Net-A-Porter Group. Si tratta di un progetto che vede collaborare gli studenti di design del Politecnico di Milano con quelli del progetto di formazione tessile alla Dumfries House, sede della fondazione del principe di Galles dove ha anche avviato una sorta di mercato dell’usato dove le persone possono portare le proprie cose a riparare.

Alla fine Carlo sembrava quello più impermeabile alla moda , visto che ieri i riflettori erano puntati sulla ex moglie Diana e oggi sulle nuore Kate e Meghan. A oltre 70 anni anche lui alla fine è diventato un influencer ma a fin di bene. Un futuro re ambizioso: lui non vuole limitarsi a salvare il suo regno ma l’intero surriscaldato pianeta. Toppa su toppa, una scarpa risuolata dopo l’altra.

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