Via libera di Cdp all’offerta con Euronext per rilevare Piazza Affari. Anche Deutsche Boerse in campo

MILANO – Via libera ufficiale dei consigli di amministrazione di Cassa depositi e prestiti e di Cdp Equity, la holding di partecipazioni che investe nelle società “di rilevante interesse nazionale” che fa parte del gruppo di via Goito, per rilevare Borsa Italiana.

Una nota ha annunciato che ieri i due board hanno deliberato “di procedere congiuntamente con Euronext alla presentazione di un’offerta non vincolante per Borsa Italiana in relazione al processo di cessione avviato dal London stock exchange group”. Piazza Affari è infatti sul mercato a seguito dell’acquisizione del gruppo dei dati finanziari Refinitiv da parte di Lse, la Borsa di Londra che controlla anche Palazzo Mezzanotte. Per questioni antitrust, Lse deve cedere parte delle proprie attività e la scelta è ricaduta anche su Piazza Affari e Mts, il mercato delle obbligazioni.

L’altro soggetto in campo è Euronext, la società che controlla tra le altre le Borse di Parigi e Amsterdam, che in una nota ha dal canto suo confermato di essere “attualmente in discussioni con Cassa Depositi e Prestiti allo scopo di presentare un’offerta al London Stock Exchange per l’acquisizione delle attività e degli asset operativi chiave di Borsa Italiana”.

Oggi si sarebbe dovuta chiudere la partita delle due diligence per Borsa Italiana e Lse si aspettava di ricevere le proposte non vincolanti, ma alla fine è stato concesso un fine settimana in più e la data è stata spostata a lunedì 14 settembre. In campo per conquistare Piazza Affari, infatti, non ci sono solo Cdp-Euronext ma anche gli svizzeri di Six e i tedeschi di Deutsche Borse. La cordata composta da Cdp-Euronext, forte dell’appoggio del Tesoro, valuta il dossier – secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg – tra i 3,5 e i 4 miliardi di euro. Una cifra sostanzialmente in linea con le stime degli analisti circolate fino ad ora.

Usciti alla scoperta finalmente con la proposta non vincolante, i membri della cordata Cdp-Euronext aspettano le contromosse. Dall’altra parte c’è Six, la società svizzera che gestisce la Borsa di Zurigo e ha recentemente acquistato quella di Madrid, che sta mettendo a punto un’offerta. Dagli svizzeri negli incontri istituzionali che hanno avuto in Italia, sono state offerte ampie rassicurazioni sul livello di autonomia che verrà assicurato a Piazza Affari e sugli investimenti che verranno fatti sulla società di gestione del listino milanese e su Mts.

Per quel che riguarda invece Deutsche Boerse, in giornata è arrivata la conferma dell’intressamento:  “Deutsche Börse conferma di aver presentato un’offerta per il Gruppo Borsa Italiana”, afferma un comunicato che specifica che “quale player globale, il gruppo Deutsche Börse può offrire un elevato contributo per la crescita futura e lo sviluppo di una Borsa Italiana autonoma, che potrà così rafforzare il suo ruolo cruciale a sostegno del sistema economico italiano e per i mercati dei capitali europei”.

Il governo italiano considera la Borsa un asset strategico e l’appoggio a Cdp-Euronext è abbastanza palese. Il ministro Gualtieri ha anche avuto un incontro con il numero uno di Euronext, Stephane Boujnah, ed ha auspicato pubblicamente che “Borsa Italiana trovi la sua collocazione strategica all’interno del mercato unico e dell’Eurozona, con partner industriali e finanziari che possano sostenere e rinforzare al meglio il progetto di un mercato di capitali unico a livello europeo. Solo così saremo in grado di sbloccare il reale potenziale, per imprese e investitori, di un mercato dei capitali pienamente integrato ed efficiente”. Al fianco della cordata Cdp-Euronext, inoltre, potrebbe scendere Intesa Sanpaolo che nelle scorse settimane è stata accostata al dossier con un atteggiamento di apertura. Il Mef ha anche chiarito che sul destino del listino italiano e di Mts verrà mantenuta alta l’attenzione riservandosi di utilizzare il golden power qualora ce ne fosse la necessità.

Del caso ha parlato Carla Ruocco in un’intervista a Repubblica. “Che Borsa spa e le sue partecipate, anzitutto Mts, che gestisce il mercato dei titoli di Stato, siano strategiche è fuori dubbio – dice la presidente M5s della Commissione d’inchiesta sulle banche – Ma io avrei preferito l’impostazione iniziale con la vendita di Mts separata, per realizzare il riassetto di governance che sostengo da tempo: un’agenzia pubblica per monitorare il debito quotato, con sotto una Mts privata a dare liquidità ai Btp sul mercato secondario. Per questo sarebbe strategico, a prescindere da chi vince l’asta, che Mts resti sotto la regia pubblica”.

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