Le Borse di oggi, 10 settembre. La Bce lascia tassi e Qe invariati e vede meno nero sul 2020. Listini deboli dopo il recupero di Wall Street

MILANO – I listini azionari procedono cauti all’indomani del recupero di Wall Street, che nella seduta di mercoledì ha tamponato le vendite che avevano caratterizzato le ultime giornate, in particolare sul Nasdaq.

L’attenzione odierna, a parte a alcuni dati macro come la produzione industriale italiana, è concentrata su Francoforte (la diretta Twitter). Il Consiglio della Banca centrale europea, che si è riunito per la prima volta dopo l’estate. L’Eurotower ha confermato come da attese i livelli attuali dei tassi e la prosecuzione dei programmi d’acquisto di titoli (come il Pepp, il quantitative easing pandemico) ai livelli precedentemente definiti: 1.350 miliardi il valore del Pepp, che proseguirà almeno fino al giugno 2021 o “fino a quando la Bce non considererà l’emergenza da coronavirus terminata”. E 20 miliardi al mese il ritmo invece degli acquisti del vecchio Qe. In coda al suo resoconto, il Consiglio Bce conferma la formula secondo la quale “resta pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito, in linea con il suo impegno alla simmetria”.

Christine Lagarde ha spiegato che “i dati economici nell’Eurozona indicano un forte rimbalzo dell’attività economica anche se il livello è più basso rispetto al periodo pre-pandemico”, ma “le prospettive della ripresa continuano  ad essere circondate da incertezze a causa dell’emergenza coronavirus”. Quanto al tema forte del momento, il cambio euro-dollaro dopo la svolta Fed sulla strategia di politica monetaria, ha detto che il tema è stato discusso nel board e – pur non essendo il cambio un target della politica monetaria – “monitoreremo le variazioni per le implicazioni sull’inflazione”.

Gli esperti della Bce prevedono che il Pil dell’Eurozona registrerà un calo dell’8% nel 2020 con una ripresa poi al ritmo del 5% nel 2021 e del 3,2% nel 2022. A giugno le attese erano per un calo del 9,7% nel 2020, con ripresa al 5,2% nel 2021 e al 3,3% nel 2022.

Lagarde in trincea sul fronte euro-dollaro: la sfida della Bce e il problema del cambiodalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONI

L’urgenza di un segnale da parte dell’Eurotower è arrivata dopo che la Federal Reserve ha annunciato una svolta strategica epocale, tollerando livelli di inflazione superiori al target del 2% quando si arriva da periodi di sotto-inflazione, come nel caso attuale. In pratica, Powell si è garantito la possibilità di evitare rialzi meccanici dei tassi all’aumentare dei prezzi. Una prospettiva che ha indebolito il dollaro e preoccupato alcuni sul versante orientale dell’Atlantico: un euro troppo forte rischia di deprimere gli esportatori europei. Il capoeconomista della Bce, Philip Lane, ha detto che il cambio “conta” nella valutazione della trasmissione delle politiche monetarie e della traiettoria dell’inflazione: una annotazione sufficiente a raffreddare la corsa dell’euro.

L’euro sale ai massimi da una settimana ben sopra quota 1,18 dollari dopo la Bce e i dati sui sussidi settimanali Usa: L’Eurotower ha lasciato i tassi invariati e confermato il Pepp da 1.350 miliardi fino alla conclusione della crisi innescata dal Covid. La moneta europea viene scambiata 1,1888 dollari.

Sul fronte azionario, le Borse europee oscillano sopra e sotto la parità. Milano, dopo un passaggio in rosso, sale dello 0,25% a metà giornata. Francoforte sale dello 0,1%, Parigi scende dello 0,2% e Londra dello 0,6%. I future di Wall Street sono deboli; ieri a New York il Nasdaq, bersagliato dalle vendite nei giorni scorsi, è arrivato a guadagnare oltre il 3% e si è attestato a +2,71%, mentre il Dow Jones è salito dell’1,6% e lo S&P del 2%. I listini si sono scrollati di dosso anche la notizia riguardante AstraZeneca che ha interrotto la sperimentazione in fase avanzata di uno dei principali vaccini candidati anti-Covid-19 a causa di una malattia inspiegabile in un partecipante allo studio.

Questa mattina si è registrata la chiusura in moderato rialzo per la Borsa di Tokyo, con l’indice Nikkei che guadagna lo 0,88% a 23.235,47 punti.

Lo spread scende leggermente sotto 150 punti base. Il Tesoro ha collocato un totale di 6,25 miliardi di Btp a 3 e 7 anni. Nel dettaglio assegnati 3,25 miliardi di Btp a 3 anni con tassi in calo allo 0,07% da 0,08% dell’asta precedente. Il rapporto di copertura è stato 1,54 volte l’importo offerto. Assegnati anche 3 miliardi di Btp a 7 anni con un rendimento in rialzo a 0,75% da 0,72%. Il rapporto di copertura è stato 1,47 volte l’importo offerto.

Ricca l’agenda di pubblicazioni macroeconomiche. Gli ordini di macchinari in Giappone salgono più del previsto ma restano deboli. Gli ordini avanzano del 6,3% mensile a luglio, contro l’atteso +1,9% e dopo il -7,9% di giugno. Su base annuale calano del 16,2%, contro un atteso -18% e dopo il -22,5% di giugno. Il dato, altamente volatile, è considerato una proky della spesa in conto capitale. Le richieste di nuovi sussidi di disoccupazione americani restano invariate a 884.000. Il dato però è inferiore alle stime.

I prezzi del petrolio sono stabili dopo aver toccato nei giorni scorsi i future da metà giugno: sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti arretrano di 8 cent a 37,97 dollari e quelli sul Brent di 2 cent a 40,77 dollari. Restano preoccupazioni sulla domanda per le nuove ondate di coronavirus. Oggi, con un giorno di ritardo, sono attesi i dati sulle scorte settimanali Usa. Il prezzo dell’oro è poco mosso sui mercati asiatici dopo il guadagno dello 0,8% messo a segno ieri. Il lingotto vale 1.947,33 dollari l’oncia.

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