«La mia esperienza a Bake Off Italia, tra complicità e dolci per cani»

Chiara Cajelli lo chiarisce subito: A Bake Off Italia – Dolci in forno, il programma di Real Time che la vede fuori dai giochi alla prima puntata, non ho partecipato né con l’intenzione di vincere né con il sogno di affermarsi come pasticciera amatoriale. «Ho un’idea tutta mia del cucinare i dolci che coltivo da 10 anni, e ci tenevo a presentarla al pubblico». Dal 2011 Chiara, infatti, si è specializzata in un genere molto particolare: la realizzazione di dolci studiati appositamente per i cani.

 «I brownies diventano bau-nies, il crème caramel diventa il crème cana-mel: sono ricette semplici che costano poco e vengono realizzate con materiali riutilizzabili come gli scarti della zucchina o i gusci d’uovo». Si tratta, naturalmente, di cibi che non contengono sostanze nocive per i quadrupedi e di facile esecuzione: «Mi sono candidata a Bake Off così, sperando di far conoscere al mondo la mia idea».

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Al di là di qualche resistenza da parte della giuria nella comprensione della sua «torta curriculum» – una torta di mele con abbinati dei biscottini per cani a forma di osso, realizzati con yogurt, miele e farina di riso – Chiara capitola nella preparazione di una piramide di macaron che le crolla a pochi secondi dallo scadere del tempo messo a disposizione per la prova. Nonostante i gusci ricevano il benestare di Ernst Knam, la ganache al cioccolato bianco che serve a tenerli insieme viene giudicata troppo salata da Clelia D’Onofrio e da Csaba dalla Zorza, sancendo, così, la fine della sua avventura a Bake Off Italia. Un’esperienza breve ma intensa che Chiara, collaboratrice del sito di Vanity Fair, custodirà sempre nel cuore.

Che clima ha trovato a Bake Off Italia?
«A causa delle misure per il Covid, quest’anno è stato molto particolare: noi concorrenti ci siamo trovati un po’ prima dell’inizio delle riprese al residence, dopo aver fatto il sierologico e tutti i controlli del caso. Una volta conosciuti, ci sono bastati 20 minuti per ridere come dei deficienti: ho vissuto il cameratismo che mi è mancato al liceo ed è stato bellissimo».

C’è qualcuno con cui ha legato in modo particolare?
«Con Gino Pasticcino. Nel 2017 ho perso mio fratello e in Gino ho trovato molta della sua saggezza e del suo aplomb. Di sé stesso dice, visto che adora i pennuti, che si rivede molto nell’oca di Kung Fu Panda e, visto che io mi sento un po’ panda, andiamo d’accordissimo».

La passione per la pasticceria, invece, quando è nata?
«Quando ero molto piccola grazie a mio papà, che veniva da una famiglia di 8 figli e una cucina fatta di conserve, di confetture, di pane e di polenta. Quando avevo 6 anni abbiamo preparato insieme la pasta frolla seguendo un vecchio manuale del Cucchiaio d’Argento: ricordo lui, grande e grosso, e io piccolina che amalgamo il burro con la farina».

Si ricorda il primo dolce che ha fatto?
«Una crostata con la crema pasticciera. Nella tradizione della mia famiglia c’è una torta, che chiamiamo Pomata, che è un po’ il nostro manifesto: è a base di pane raffermo, mele, burro e zucchero. Si chiama così non solo perché “pom” indica le mele, ma anche perché mia nonna era una farmacista».

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Tornando a Bake Off Italia, com’è stato vivere quest’esperienza non più da spettatrice ma da concorrente?
«Tutta un’atra cosa. I tempi sono molto più dilatati – una puntata di un’oretta dura 3 giorni – e, per garantire una continuità narrativa, abbiamo dovuto tenere gli stessi vestiti, che la sera cercavamo di rinfrescare. Ero talmente emozionata, confusa e accaldata che ancora oggi non riesco a focalizzare bene cosa sia successo sotto il tendone: tutto era talmente veloce che non avevo il tempo di capire cosa stesse succedendo».

I giudici sono come se li aspettava?
«Non hanno deluso le mie aspettative. Clelia D’Onofrio è un tesoro di donna che ammiro tantissimo: spesso ci diceva che loro, essendo giudici, erano in una posizione scomoda perché dovevano darci anche delle cattive notizie , e se ne dispiaceva. Csaba dalla Zorza è la donna più bella ed elegante che abbia mai visto, mentre Ernst Knam è integerrimo e non dice niente più del necessario. Damiano Carrara, invece, è abbottonato davanti e dietro le telecamere, è molto schivo».

A livello personale, cosa porterà con sé di questa esperienza, per quanto breve?
«Porterò con me la fiducia e il sostegno che ho ricevuto dalle persone che non mi conoscevano, anche se non posso negare di essere un po’ delusa di essere uscita così presto».

Prima ha scherzato dicendo di essere un panda: ha mai avuto problemi con il suo peso?
«Non sono una di quelle donne che dice “faccio la simpatica perché sto bene con me stessa”. Purtroppo io non ci sto bene, e penso che nasconderlo, così come renderlo positivo a tutti i costi, non abbia senso. Ne parlo con serenità senza nascondermi davanti allo specchio, consapevole, però, di avere una testa particolare: anche se non mi piaccio nel fisico, ho un bel cervello e un bel carattere e questo, tutto sommato, mi salva».

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