Il Consorzio del Parmigiano ritira 320mila forme per arginare il crollo dei prezzi

alimentare

Il Cda approva il piano in tre mosse per contrastare il calo del 40% delle quotazioni del formaggio simbolo del made in Italy

di Micaela Cappellini

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Il Cda approva il piano in tre mosse per contrastare il calo del 40% delle quotazioni del formaggio simbolo del made in Italy

2′ di lettura

Il consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela del Parmigiano reggiano ha dato l’ok al piano del suo presidente per arginare il crollo dei prezzi del formaggio simbolo del made in Italy. La strategia è in tre mosse e prevede il ritiro di 320mila forme già prodotte, il contenimento della produzione di quelle nuove e un piano di marketing che consenta di ridare al valore al prodotto e di garantire buone condizioni di reddito alla filiera. Il pacchetto di interventi carato dal cda dovrà ora essere sottoposto all’approvazione dell’assemblea dei consorziati, prevista il prossimo 24 giugno.

Il prezzo del Parmigiano Reggiano ha registrato negli ultimi mesi un calo importante. Se si prendono a riferimento i listini del 2019 si stima che la riduzione abbia raggiunto punte del 40%. Nel 2019 la quotazione media annua è stata infatti pari a 10,75 euro, mentre oggi si attesta intorno ai 7,20 euro al chilo. I motivi del crollo del prezzo sono diversi, a cominciare dalla riduzione delle vendite all’estero e dalla chiusura del canale Horeca nel periodo del lockdown. Il calo delle quotazioni riguarda in particolare il prodotto stagionato dodici mesi, acquistato dai grossisti (una decina sono gli operatori che acquistano e rivendono il Parmigiano Reggiano) che hanno avuto una visione poco rosea del futuro del mercato e hanno spinto i prezzi verso il basso.

Dopo che gli associati avranno approvato il piano, il Consorzio avvierà l’acqusito di 320mila forme (160mila dell’ultimo quadrimestre 2019 e 160mila del primo quadrimestre 2020). Le forme saranno conservate nei magazzini, fatte stagionare più a lungo e reimmesse progressivamente sul mercato quando sarà possibile ottenere una remunerazione adeguata al prodotto. Non è la prima volta che il Consorzio interviene per ritirare le forme al fine di alzare le quotazioni: era già successo nel 2014-2015. La novità è che ora il Consorzio non si limiterà a ritirare le forme dal mercato, ma imporrà anche dei nuovi tetti alla produzione di formaggio, più stringenti di quelli già stabiliti per il triennio a venire. Per il ritiro delle forme, il Consorzio potrà contare sulle misure nazionali previste dal Decreto Rilancio.

«Se negli ultimi mesi le vendite nel canale Horeca e all’estero si sono bruscamente ridotte – spiega il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli – abbiamo avuto grandi soddisfazioni nella Gdo che a maggio ha registrato una crescita superiore al 30%. Sono fiducioso che queste misure ci consentiranno di chiudere quest’anno così anomalo consolidando il giro d’affari del 2019».

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