Putin sulla Bielorussia: “Formata una riserva di forze dell’ordine per Lukashenko”

“Non siamo indifferenti a ciò che sta accadendo in Bielorussia: è il Paese a noi più vicino. Su richiesta di Aleksandr Grigorievich (Lukashenko), ho formato una riserva di agenti delle forze dell’ordine che possono andare in Bielorussia, ma finora non ce n’è bisogno”, ha detto il presidente russo Vladimir Putin in un’intervista “a tutto campo” con l’anchorman Serghej Brilev trasmessa al tg delle 14 Vesti del canale Rossija 14, annunciata all’ultimo minuto. “Non ci andranno – ha aggiunto – finché gli estremisti non cominceranno ad appiccare il fuoco ad auto e case. Partiamo dal presupposto che tutti i problemi in Bielorussia saranno risolti pacificamente. In generale la situazione si sta stabilizzando”.

Secondo Putin, la Russia ha degli obblighi nei confronti della Bielorussia nel campo della sicurezza nell’ambito dei due Trattati che legano i due Paesi. Lukashenko, ha continuato Putin citato da Ria Novosti, “ha sollevato la questione che vorrebbe che gli fornissimo assistenza adeguata, se necessario. Ho detto che la Russia adempirà a tutti i suoi obblighi”.

Lukashenko, però, ha aggiunto Putin, deve ascoltare la gente in strada. “Crediamo che tutti i partecipanti a questo processo [la crisi in Bielorussia] avranno abbastanza buon senso per trovare una via d’uscita con calma, senza estremismi. “Naturalmente, se la gente è scesa in strada, bisogna tenerne conto, ascoltarla, reagire”.

In merito alle manifestazioni represse, Putin ha aggiunto: “Credo che la polizia bielorussa si stia comportando in modo piuttosto moderato. È normale che negli Stati Uniti sparino alla schiena a una persona disarmata?”.

Il leader del Cremlino ha invece sostenuto che, dietro all’arresto di 30 mercenari russi in Bielorussia alla vigilia delle presidenziali, ci sia stata “un’operazione d’intelligence”, tesi già avvallata da diversi media. I 33 uomini della compagnia Wagner sarebbero stati “attirati nel territorio bielorusso e presentati come una potenziale forza d’attacco per destabilizzare la situazione in campagna elettorale”. Tutto “falso”, ha insistito il presidente. “Si è trattato di un’operazione dell’intelligence ucraina insieme ad agenti americani”.

In Bielorussia sono in corso manifestazioni quotidiane contro la rielezione per un sesto mandato di Aleksandr Lukashenko dalle presidenziali dello scorso 9 agosto. La candidata dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaja, costretta all’esilio all’indomani del voto, e la popolazione denunciano che i risultati elettorali sono stati falsificati. E chiedono giustizia per la violenta repressione nei primi quattro giorni di proteste.

Dopo due settimane di relativa calma, ieri la polizia bielorussa è tornata a disperdere i manifestanti che come ogni sera si erano riuniti in Piazza Indipendenza. Circa 100 sono stati chiusi per oltre un’ora dentro la “Chiesa rossa” che si affaccia sulla piazza.

Lukashenko, dal canto suo, oggi è tornato ad accusare i suoi vicini di voler lanciare una “guerra ibrida” contro l’ex Repubblica sovietica. E in particolare la Polonia che, a suo dire, vorrebbe “conquistare la regione al confine di Grodno”. La Polonia ha risposto, convocando l’ambasciatore bielorusso al Ministero degli Esteri della capitale polacca per trasmettergli le proteste di Varsavia per le “ripetute accuse prive di fondamento”. 

Sulla crisi in corso a Minsk è intervenuto anche il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, esortando la Russia a non “interferire”. “Nessuno, neanche la Russia, dovrebbe interferire lì”, ha affermato in un’intervista al quotidiano tedesco Bild.

Parlando da Berlino, alla riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Ue, è intervenuto anche Luigi Di Maio. “L’Italia ha fin da subito sostenuto l’adozione di una risposta unitaria dell’Ue che ha definito alcuni chiari principi: solidarietà al popolo bielorusso; non riconoscimento delle elezioni presidenziali; impegno per l’indizione al più presto di nuove elezioni rispettose dei più elevati standard internazionali; adozione di sanzioni mirate a individui ritenuti responsabili delle violenze e della falsificazione dei risultati; pieno sostegno al dialogo interno fra Lukashenko e le forze di opposizione. Ho passato questi messaggi ieri, in un colloquio telefonico che ho richiesto con il ministro degli Esteri bielorusso Makei. Gli ho espresso la preoccupazione italiana ed europea per la situazione nel Paese ed ho auspicato l’avvio di un dialogo politico fra il presidente Lukashenko e le forze di opposizione, la liberazione dei prigionieri politici e l’archiviazione dei procedimenti penali contro l’opposizione”. 

 

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