Sei Nazioni, rugby italiano più «forte» ma non sul campo

All’Italia arriverebbero circa 17 milioni di sterline (oltre 20 milioni di euro) e – secondo quanto risulta – l’adeguamento della propria quota nell’organismo che gestisce la manifestazione, raggiungendo la parità con le 2 britanniche e con l’Irlanda.

L’affare più grosso, poi, Cvc vorrebbe farlo prendendo il 15% del Sei Nazioni al prezzo di 300 milioni di sterline. Risultati, storia, consistenza e redditività dei vari movimenti determinerebbero anche in questo caso una suddivisione non alla pari. Ma nelle casse della Fir ( Federazione italiana rugby ) entrerebbero comunque oltre 40 milioni di euro nell’arco di 5 anni. In pratica, la cifra complessiva incassata dalla Fir sarebbe di 60 milioni.

Il calendario di novembre
Intanto le 6 grandi d’Europa hanno reso noto un accordo per rendere più “omogeneo” il calendario dei match di novembre, quando si svolgono le tournée delle maggiori Nazionali dell’emisfero Sud, e di altri incontri internazionali. Si tratterà di programmare gli orari delle partite in modo da evitare sovrapposizioni e guadagnare di più dai diritti televisivi.
Una fonte di introiti che Cvc vorrebbe “ottimizzare”. E qui nascono alcuni interrogativi sulle criticità che potrebbero essere originate dalla febbre di profitto. È ovvio, volendo citarne una, che mantenere tutte le partite in chiaro costituisce la base ideale per attrarre sponsor e appassionati: basti pensare che 1 anno fa la Bbc – che insieme con il network commerciale Itv versa oltre 100 milioni di euro all’anno per trasmettere il Sei Nazioni nel Regno Unito – raggiunse gli 8,9 milioni di telespettatori per il match Galles-Inghilterra. Ma i contratti con formule televisive a pagamento sarebbero più lucrosi e si inizia a ipotizzare un passaggio di alcuni incontri in esclusiva su questi canali.

Un rugby a «due velocità»
Di sicuro è in vista un ulteriore sbilanciamento finanziario tra i 2 emisferi, con Sudafrica, Nuova Zelanda e Australia in difficoltà. Non a caso la maggioranza degli atleti sudafricani che a novembre hanno vinto i Mondiali gioca all’estero, principalmente per club di Francia, Inghilterra e Giappone. Il Sol Levante è la novità di lusso: per i risultati in campo, con tanto di ottavo posto nel ranking internazionale, per il successo organizzativo della Coppa del Mondo (400mila appassionati arrivati dall’estero, un impatto economico di 3,6 miliardi di euro per il Paese nipponico, audience tv “interne” che hanno superato i 50 milioni) e per la presenza di un campionato sempre più ricco.

Più risorse per il rugby italiano
Dal Sei Nazioni la Fir riceve già, in via diretta, buona parte dei propri profitti: 19 milioni su un budget di circa 45 (dati del bilancio federale 2018). «L’afflusso dei capitali di Cvc è un’opportunità importante – dice Andrea Rinaldo, ex azzurro, rappresentante del Top 14 nella società che gestisce le Coppe europee di club – anche perché l’Italia, con i suoi 60 milioni di abitanti e con un numero molto alto di persone potenzialmente avvicinabili al rugby, può essere considerata un mercato di grande interesse».
Poi, certo, bisognerebbe anche tornare a vincere alcune delle partite che contano di più.

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