Benjamin e Scholem, tensioni a confronto

Tuttavia, quelle lettere illuminano e raccontano altri due aspetti.
Da una parte esse sono infatti anche un registro delle loro r eciproche tensioni e incomprensioni, in un gioco a specchio dove spesso nessuno si mostra per davvero completamente o si disvela. Un percorso che, tra i molti non detti, fa emergere reciproci timori, continue allusioni, cose dette a metà. Talvolta anche bugie. Una condizione dove l’amicizia non abbassa la diffidenza reciproca, anzi in certi momenti la rafforza.
Dall’altra quelle lettere sono anche la testimonianza di uno stato d’animo, del vissuto di una generazione messa di fronte alla trasformazione radicale della propria quotidianità, talvolta con la convinzione di essere sulle soglie della fine.

Una sensazione che torna soprattutto nelle lettere dell’ultimo periodo, quello che si apre con l’avvio della crisi europea a ridosso dell’Anschluss tra Germania e Austria (12 marzo 1938) e che in Palestina significa anche il crollo dell’ipotesi del piano di spartizione Peel tra un possibile governo arabo-palestinese e la definizione di una possibile autonomia ebraica. Un processo che pochissimi vogliono (non solo in gran parte i palestinesi, ma, per esempio, anche il Vaticano preoccupato che i Luoghi Santi possano finire sotto il controllo degli ebrei).

In quella parte del loro scambio, tra 1938 e 1940, è soprattutto Scholem a descrivere la condizione di una progressiva catastrofe che tra 1938 e 1940 si colora di toni cupi (più da parte di Scholem che non di Benjamin). Vale per tutti la lettera del 30 giugno 1939 dove Scholem descrive, sono parole sue, “la degradazione della Palestina a teatro di una guerra civile” [p.356].
Ammissione cupa da parte di Scholem che per anni aveva pensato alla possibilità di un processo di pacificazione tra arabi ed ebrei. Il suicidio di Benjamin chiuderà il dialogo parlato, non quello interiore. A Scholem rimane il senso di dover tentare di dare una cornice pacificata a un confronto che la morte improvvisa di Benjamin aveva interrotto.

Osserva Campanini che questo sarà uno dei temi irrisolti della lunga riflessione solitaria con cui Scholem per il resto della sua vita ha continuato a parlar non solo di, ma soprattutto con Benjamin.

Archivio e camera oscura. Carteggio 1932-1940, Walter Benjamin e Gershom Scholem, a cura di Saverio Campanini, Adelphi, Milano, pagg. 463, € 26

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