Confcommercio: consumi indietro di 25 anni. “Le spese obbligate mangiano il 44% delle uscite”

MILANO – Sembra un bollettino di guerra quello rilasciato dalla Confcommercio per fare il punto sull’andamento dei consumi delle famiglie colpiti dall’effetto del Covid. E la metafora bellica, d’altra parte, è stata usata anche dall’ex governatore Mario Draghi nel suo discorso di Rimini, anche se incentrata sul rischio di dispersione del capitale umano a seguito della pandemia.

Secondo Carlo Sangalli, presidente dell’associazione, “l’emergenza Covid ha riportato i consumi ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni”. A preoccupare è poi un altro dato: “L’aumento delle spese obbligate delle famiglie – come affitti, bollette, assicurazioni – che erodono quasi il 44% dei consumi totali. Se non si interviene con decisione tagliando le tasse – avverte Sangalli – perderemo definitivamente la possibilità di agganciare la ripresa economica”.

L’aumento dell’incidenza delle spese obbligate è un fenomeno tipico delle fasce inferiori di reddito e dei momenti di incertezza economica, quando si assume l’atteggiamento delle formichine e si taglia il superfluo, non vedendo chiari porti all’orizzonte di un mare in tempesta. Nel caso del Covid, a questo si aggiunge probabilmente l’effetto dei lockdown che hanno obbligato a rinunciare al solito stile di vita, fatto anche di consumi fuori casa, culturali, viaggi e via dicendo. Infatti, secondo l’Ufficio studi della Confcommercio “la crisi del 2020 e gli effetti dell’emergenza Covid si fanno sentire sui bilanci familiari con una compressione delle spese libere e un aumento di quelle obbligate che incidono per quasi il 44% sul totale dei consumi delle famiglie (il livello più alto dal 1995) arrivando a pesare per oltre 7.000 euro l’anno pro capite; tra le spese obbligate, la voce abitazione è quella che incide maggiormente arrivando a ‘mangiarsi’ – tra affitti, manutenzioni, bollette, e smaltimento rifiuti – oltre 4.000 euro pro capite”.

All’interno dei consumi commercializzabili (9.095 euro pro capite nel 2020) – prosegue lo studio – la componente principale è rappresentata dai beni con una quota sul totale consumi in lieve aumento (dal 38,4% del 2019 al 40,6%), mentre i servizi interrompono la costante crescita dal 1995 con un brusco calo nell’ultimo anno dal 21% al 15,6%; per la prima volta dal 2007, si spende più per gli alimentari che per i servizi.

 

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