Rotterdam, la Manhattan sulla Mosa sempre più sostenibile e trendy

CITTà CHE GUARDA AL FUTURO

La seconda città dei Paesi Bassi, maggior porto europeo, sta puntando con mille progetti a un futuro nel segno della sostenibilità. Ecco i più interessanti

di Enrico Marro

Rotterdam, regina dell’economia circolare

La seconda città dei Paesi Bassi, maggior porto europeo, sta puntando con mille progetti a un futuro nel segno della sostenibilità. Ecco i più interessanti

5′ di lettura

Incubatori per startup ecosostenibili, fattorie galleggianti, giardini e piazze “spugna”, parchi fluviali in plastica riciclata: Rotterdam, il porto più grande d’Europa e fino al 2004 del mondo, che ogni anno movimenta circa 470 milioni di tonnellate di merci, ha fatto dell’economia circolare una bandiera non solo di facciata.

La seconda più grande città olandese, nonché maggior porto europeo, sta puntando sull’economia circolare (Iris van Den Broek)

Abituata da secoli a lottare contro il mare, rasa al suolo dalla Luftwaffe tedesca nel 1940 e risorta nel dopoguerra come hub logistico continentale, negli ultimi decenni la seconda maggiore dei Paesi Bassi si è costruita un’identità giovane, dinamica, internazionale. La Manhattan sulla Mosa, com’è stata ribattezzata per la sua skyline, si trova oggi in prima fila nel cercare di adattarsi al mondo di domani: quello del climate change, dell’innalzamento dei mari e della scarsità delle risorse, a partire dalla terra.

Gli interni di BlueCity, l’incubatore per imprese circolari aperto nell’ex complesso di piscine Tropicana (Iris van Den Broek)

L’incubatore di startup sostenibili
Negli spazi dell’iconico Tropicana, ex complesso di piscine coperte dallo stile art déco, è nato per esempio Blue City, un incubatore riservato a startup circolari. Sono oltre una trentina quelle ospitate nel complesso a due passi dalla Mosa, spiega la communication manager Diana van Ewijk, accomunate dalla convinzione che l’economia lineare non sia in grado di sostenere un pianeta che fra trent’anni arriverà a 10 miliardi di persone. «Non può più esistere il concetto di produrre, consumare e smaltire: in un mondo sempre più povero di materie prime e pieno di rifiuti, il futuro dev’essere una nuova economia in cui l’output di un imprenditore diventa l’input di un altro», sottolinea van Ewijk. In perfetto stile nordeuropeo, nell’esperimento di BlueCity convergono tutti gli attori locali: imprenditori sociali, cittadini, ricerca scientifica, università e istituzioni.

l porto ha messo a punto una roadmap in tre tappe per creare valore dai rifiuti creati nell’attività logistica (Guido Pijper)

7000 posti di lavoro green
In prima linea nella battaglia della sostenibilità c’è anche il porto , che di recente ha pubblicato uno studio proprio per cercare di creare valore dai rifiuti prodotti nell’attività logistica. Il tutto attraverso il riciclo ma soprattutto l’innovazione, per esempio con l’adozione delle tecnologie che permettono di catturare CO2 per poterla riutilizzare (Carbon Capture Utilisation). La roadmap dell’autorità portuale prevede tre tappe: efficienza energetica, sviluppo di nuove infrastrutture basate anche sulle tecnologie a idrogeno e, nello stadio finale, implementazione di un sistema economico circolare sul quale, per la verità, stanno lavorando già molte delle imprese attive nel grande hub logistico europeo. Un processo nel quale la città conta di creare oltre 7000 posti di lavoro già nel prossimo decennio, come riportato da un altro studio, Circulair Rotterdam, commissionato dal Comune.

Mark Sledgers e Siemen Cox, fondatori della startup RotterZwam, che produce tonnellate di funghi utilizzando i fondi di caffè (RotterZwam)

Tonnellate di funghi “circolari”
Qualche esempio di startup circolari ospitate tra le ex piscine del Tropicana? RotterZwam, creata nel 2013 da Mark Slegers (ingegnere) e Siemen Cox (consulente finanziario), che coltiva funghi sui fondi di caffè, fino a ieri considerati semplicemente rifiuti da bruciare. Oggi grazie alla collaborazione dei cittadini, l’azienda olandese riesce a raccogliere fino a 7 tonnellate di caffè al mese, in grado di far crescere oltre una tonnellata di funghi grazie a speciali unità frigorifere ricavate da vecchi container (che qui si trovano a prezzi stracciati, «meno di 5mila euro»). Non solo. RotterZwam ha un suo programma di formazione per imprenditori interessati a creare da zero una “mushroom farm”. I cestoni bianchi di plastica riciclata biodegradabile per raccogliere i fondi di caffè, distribuiti da disoccupati, costano 15 euro l’uno e in Olanda sono diventati trendy anche come regali nel nome della sostenibilità.

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