Due fiumi con mille storie

FRIULI VENEZIA GIULIA

Tre amici in viaggio lungo il Tagliamento e l’Isonzo. Scherzano, ridono, osservano, trovano storie e storia e culture diverse per sentirsi più ricchi

di Maria Luisa Colledani

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Tre amici in viaggio lungo il Tagliamento e l’Isonzo. Scherzano, ridono, osservano, trovano storie e storia e culture diverse per sentirsi più ricchi

3′ di lettura

Tre uomini in furgone lungo i fiumi di una terra al confine di tutto e nel cuore dell’Europa. Angelo, Mauro e Alessandro partono a bordo di Molly, un Volkswagen da 798mila chilometri e quarant’anni di onorato servizio. Cercano le vene blu di Tagliamento e Isonzo attraverso le quali arrivare fino all’anima del Friuli Venezia Giulia e al fluire della storia, magari inciampando in qualche sana risata, umanità varia e una ricca dose di autoironia.

Storia di fiumi, storia di genti

Al ritorno, i tre amici, Angelo Floramo, medievista, Mauro Daltin, editor, e Alessandro Venier, uomo di editoria, hanno raccontato il loro girovagare in Il fiume a bordo, giorni di esplorazione della terra, delle acque e degli uomini che permeano Tagliamento e Isonzo.Ogni rettifilo blu è narrato dalla sorgente alla foce, spesso scegliendo deviazioni e luoghi laterali: «L’idea è che il fiume sia come un essere umano. Nasce, muore. E che le cose migliori le faccia in un letto». Non sono fiumi come tanti: sono acque sì, e tradizioni e cultura , ma parlano al futuro di questa disastrata Europa visto il loro zigzagare fra confini: «il Tagliamento nasce in Veneto e l’Isonzo in Slovenia e cambia nome. E, se vogliamo allargarci, un fiume veneto come il Piave nasce in Friuli. Geografie che insegnano, quelle dei fiumi, ballerine come le identità». E che rafforzano il fascino di condividere lingue e storie diverse.Il Tagliamento, 170 chilometri dalla Mauria all’Adriatico, nasce esile per diventare maestoso ghiaieto innervato di lapislazzuli. Scende da Forni, dov’era conservata una Madonna con tre braccia simile a quelle venerate dagli slavi meridionali, per districarsi fra Ampezzo, Socchieve, Enemonzo, Pozzis, fino a sfiorare Venzone con il suo Duomo e la tomba di Lorenzo da Bacia, pellegrino verso Roma o Santiago e ucciso chissà perché. Un po’ quel che accade agli immigrati di oggi, pellegrini verso la sopravvivenza

Cultura, arte, enogastronomia

La cultura di un fiume sono anche i suoi vini (Piculit Neri, Scjalign, Forgjarin, Cividin e Ucelut) e i suoi formaggi, come l’Asìno dall’anima cremosa rimasto mesi nelle salamoie. La corsa del Tagliamento punta verso sud, supera Spilimbergo e il suo grande San Cristoforo che tiene una sirena fra le gambe, e Casarsa dove Pasolini fondò l’Academiute della lingua friulana, per giungere al mare e, dopo tanti volti, ritardare gli addii e le partenze: «Non puoi strapparti da questa terra, non puoi bestemmiarla e andartene senza più voltarti indietro. E questo può essere una condanna. E allora si scende a compromessi, essere nomadi a giornata, magari un paio di settimane all’anno. Trovare un equilibrio. Spezzarsi e ricostruirsi».Molly sbuffa, arranca nel gran caldo ma cerca di fare il suo dovere. Angelo è comodo sul divanetto posteriore, Alessandro e Mauro si alternano alla guida.

Alle sorgenti dell’Isonzo

Si riparte di nuovo dalla sorgente dell’Isonzo, che in slavo è femminile, la Soča: «La natura qui è stata devastata dalla guerra. La Soča ha bisogno di rispetto e meditazione. Noi abbiamo bisogno di solitudine». Angelo, testa friulana e stomaco balcanico, invita all’ascolto: «Šumeti è un verbo bellissimo e significa sussurrare, così, la foresta, Šumava in slavo, è la “sussurrante”». Quassù tutto è storia: sono passati Riccardo Cuor di Leone, rientrando dalla Crociata, e Martin Lutero, diretto a Roma nel 1510, e questa strada, dalla stazione di Muda a Cividale fino a Gorizia, «ha unito genti e popoli di parlata diversa nel cuore di un Friuli plurale, in cui le frontiere si sono sempre intersecate fra loro negli accenti, nei toni, nei canti delle lingue che si imbastardivano sulle carovane dei mercanti, nel passo veloce dei pellegrini, in quello più vagabondo dei chierici erranti». A Kobarid – Caporetto -, lo spessore del blu ammanta i campi di battaglia della Grande Guerra, i cippi e il museo.

Amicizia transfrontaliera

Il dolore della storia palpita ma il verde smeraldo risplende come la cultura del bere e del mangiare : putizza, rakija e Terrano color rubino rallegrano l’animo della carovana zingaresca.Il viaggio, di domande più che di risposte, di curiosità più che di certezze, arriva all’Isola della Cona, culla degli uccelli migratori, e foce dell’Isonzo: «I nostri affetti sono come gocce di un fiume. Passati, presenti, futuri – dice Darko regalando una bottiglia di rakija agli amici -. Corrono veloci. Importante è non lasciarli correre via senza averli ricordati».

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