Coronavirus, la stagione F1 si ferma a poche ore dal debutto in Australia

la decisione del circus

Decisiva la positività al Covid19 di un addetto della McLaren. Il team ha abbandonato, seguito da altre nove scuderie

di Alex D’Agosta

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Decisiva la positività al Covid19 di un addetto della McLaren. Il team ha abbandonato, seguito da altre nove scuderie

4′ di lettura

C’è voluta una riunione nel cuore della notte australe per decidere di non correre. C’è voluto un addetto ai lavori positivo in McLaren, il sospetto su altri della Haas e, sopratutto, la voce quasi unanime dei piloti che, passando dallo scetticismo alla polemica, non hanno proprio manifestato grande entusiasmo per essere stati portati dall’altra parte del mondo in questo periodo.

Insomma, la prima gara del 2020 l’ha già vinta il Covid-19. L’ha vinta sopratutto il buon senso di non correre, di non dare un esempio egoistico quando lo sport internazionale a tutte le latitudini sta prendendo provvedimenti, almeno dove il virus sta colpendo o dove inizia a far davvero paura.

Si poteva agire prima? C’è stato senza dubbio un problema di tempo di reazione in Formula 1, di solito non concesso ai piloti pena trovarsi contro un muro, come quello che tuttavia si sono trovati la scorsa notte in Australia, con nove team solidali con l’abbandono della McLaren.

Eppure se ne parlava già ai tempi dei test invernali al Montmelò ma sembrava oggettivamente troppo presto per prendere provvedimenti in Spagna. Poi però già a fine febbraio sono iniziate le prime preoccupazioni legate al mondo dei motori, quando il Vietnam ha cominciato a dire che sarebbe stato imposto un periodo di quarantena di 14 giorni a chi provenisse dal Nord Italia: a rischio quindi il primo Gran premio nella storia della repubblica del sud est asiatico.

Passano pochissimi giorni, si arriva al primo marzo e viene annunciata la cancellazione della gara nella classe MotoGp in Qatar, dove effettivamente hanno corso solo Moto2 e Moto3, solo perchè erano “già presenti” in loco: anche lì scattava la quarantena obbligatoria per chi proveniva dall’Italia, dove ha sede più di un team, che sarebbero stati discriminati. Una settimana dopo, il 9 marzo dal Bahrain fanno sapere che il GP si disputerà a “porte chiuse”: per loro sarebbe bastato quindi solo un “evento televisivo”.

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