Brexit, l’allarme di Barnier: il negoziato con Londra “va all’indietro”

LONDRA – “Troppo spesso, invece che andare avanti, ho l’impressione che i negoziati stiano andando all’indietro”. È l’allarme lanciato oggi da Michel Barnier, capo negoziatore europeo, visibilmente irritato dopo l’ennesimo round inconclusivo di trattative fra Londra e Bruxelles sulla Brexit. Al termine di una settimana di colloqui, il plenipotenziario della Ue ha espresso stamane il suo disappunto in una conferenza stampa, accusando la controparte britannica di “sprecare tempo prezioso”. Al momento, conclude Barnier, un accordo commerciale entro il 31 dicembre (in realtà entro fine ottobre, perchè poi i rispettivi parlamenti devono ratificarlo, dunque entro poco più di due mesi) rimane “improbabile”.

Parlando a sua volta con i giornalisti, David Frost, capo della delegazione del Regno Unito, ha obiettato che a suo giudizio l’intesa “è ancora possibile” ma ha ammesso che “chiaramente non sarà facile raggiungerla” e che “il tempo stringe per entrambe le parti”. Frost ha criticato l’atteggiamento dell’Unione Europea, in base al quale “non solo dobbiamo accettare la continuità con le sovvenzioni statali Ue e con la regolamentazione della pesca, ma questo deve venire concordato prima che si possano discutere altre aree del negoziato, comprese le questioni legali e ciò rende più difficile compiere progressi”.

Ma Barnier controbatte: “Il Regno Unito si renderà conto che qualsiasi Paese con cui cerca di negoziare accordi commerciali richiederà al governo britannico di mettersi prima d’accordo sulle regole generali. Nessun accordo internazionale può essere raggiunto senza un’intesa su questo e posso predire con certezza che Londra verificherà che ciò è necessario anche con altri suoi futuri partner, come gli Stati Uniti, il Giappone e l’Australia”.

Sancita dal referendum del giugno 2016, la Brexit è diventata realtà il 31 gennaio scorso, ma i rapporti fra Gran Bretagna e Ue resteranno immutati sino alla fine della fase di transizione che scade alla fine dell’anno e non può più essere prorogata. Londra e Bruxelles stanno cercando di raggiungere un accordo anche minimo per evitare la maggior parte dei dazi negli scambi commerciali e per proseguire la cooperazione in altri campi. Se la trattativa fallisse, dal primo gennaio 2021 l’uscita del Regno Unito dalla Ue avverrebbe con il cosiddetto “no deal”, ossia senza accordi, un’ipotesi giudicata catastrofica per entrambe le parti, ma in misura maggiore per Londra, specie dopo la gravissima crisi economica provocata in tutto il mondo dalla pandemia da coronavirus. Secondo le ultime indiscrezioni, nel negoziato permangono molte divergenze: la Ue sostiene che la Gran Bretagna vorrebbe mantenere troppi dei diritti di cui ha goduto finora come membro dell’Unione, senza averne più i doveri. 

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