Sindaci contro il 5G, l’Antitrust fa un assist al Governo. Ma si va verso lo scontro d’autunno

Ci saranno sindaci che si arrenderanno; altri che terranno duro e continueranno la battaglia contro il 5G. Arrivano i primi segnali a indicare come sarà la battaglia d’autunno sulle reti di nuova generazione. Il decreto Semplificazioni, che impedisce ai sindaci di vietare il 5G, è in vigore e c’è già il primo Comune, Vicenza, che fa dietro front annullando la propria delibera. Vuole evitare il “rischio di contenziosi da parte delle compagnie telefoniche”, dopo il decreto, ha detto il sindaco Francesco Rucco. Il suo collega Eliano Brizio (lista civica) di Prelà (Imperia), capofila di un gruppo di sindaci anti-5G sul territorio, invece dichiara “ci batteremo fino all’ultimo, con tutti i mezzi consentiti”.

Nei giorni scorsi è arrivato anche il primo assist dell’Antitrust al Governo: ha annunciato di aver mandato segnalazione sul tema alla Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome e all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, chiedendo – in ossequio al Semplificazioni – di rimuovere ogni ostacolo al 5G. 

“La mossa dell’Antitrust è un chiaro messaggio agli enti e serve come supporto all’azione governativa”, spiega Fulvio Sarzana, avvocato esperto di tlc (autore l’anno scorso di un libro sul nuovo codice delle comunicazioni elettroniche con il collega Federico Marini Balestra, edito da Wolters Kluver). Serve supporto in vista dello scontro d’autunno, appunto. Tra Comuni che cederanno e Comuni ribelli; mentre il conflitto potrebbe trovare posto nello stesso iter di conversione del Semplificazioni, ora al primo esame del Senato (dall’11 agosto).

Di fondo, il Semplificazioni è un terremoto perché qui il Governo prende una posizione forte a favore del 5G, e della crescita economica associata alle nuove reti, contro il sempre più popoloso fronte di amministratori locali preoccupati invece per la salute dei propri cittadini.

Il Governo ha seguito le risultanze della letteratura scientifica internazionale, secondo cui – nonostante i numerosi studi – non emergono prove di dannosità. Di contro, secondo uno studio della Commissione europea del 2016 il 5G porterà 113,1 miliardi di euro l’anno entro il 2025 e 2 milioni di posti di lavoro. Vantaggi che proprio ora l’Italia non può permettersi di perdere.

Il Semplificazioni è pensato proprio per rimuovere inutili ostacoli burocratici alla ripresa del Paese dopo il lockdown. A questo sono equiparate le ordinanze anti-5G. Come scrive l’Antitrust, giudicandoli “atti volti a ostacolare o impedire le attività di installazione ed esercizio di impianti di telecomunicazione in tecnologia 5G sono idonee a creare una barriera all’entrata e all’espansione nei mercati di telecomunicazioni mobili e fisse, con rilevanti effetti sulla concorrenza in tali mercati e sui livelli di qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese”. 

Ciò non vuol dire che la partita sia finita qui. Al netto delle incognite dell’iter di conversione, i sindaci ora hanno due carte da giocare. “Possono annullare in auto-tutela le ordinanze oppure possono andare avanti contando di sollevare la questione di costituzionalità nel corso del contenzioso amministrativo con gli operatori”, dice Sarzana.

Sarebbe scontro costituzionale sul riparto delle competenze tra Stato ed enti locali e solo la Corte Costituzionale potrebbe scioglierlo. Nel frattempo, l’ordinanza resterebbe in vigore.

Al netto di quest’ipotesi, la giustizia amministrativa con il Semplificazioni ora ha un motivo in più per bocciare le ordinanze. E già ne ha annullate decine, l’ultima a Messina, mentre non risultano sentenze favorevoli agli enti. Obiettivo degli operatori e del mercato sarebbe tuttavia quello di evitare delibere anti 5G in prima battuta; per non essere costretti poi a farle annullare con costosi e lunghi ricorsi, che rallentano il debutto delle reti e peggiorano il conto economico.

A questo fine serve il Semplificazioni. Ora anche con il supporto dell’Antitrust al Governo. Ma, come si è visto, l’efficacia di queste mosse non è scontata.

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