Miracolo in Oltrepò: boom di turisti e famiglie alla scoperta di vini, castelli e passeggiate all’aria aperta

Come sempre la realtà, è più complessa e meno banale di come la si dipinge. Non obbligatoriamente, a causa della pandemia, tutto si è fermato. Anche il turismo, che su queste colline languiva da anni, con ristoranti e alberghi sempre più vuoti, proprio per reazione a quanto è successo nel post covid ha avuto un fortissimo impulso. «Sì, un grande impulso che non va sprecato», sottolinea il professor Luciano Maffi, docente di storia del turismo alla Università Cattolica di Milano e originario di queste parti. «Queste zone hanno un importante passato da far conoscere. Chiese, abbazie, e suggestivi castelli come quello di Oramala, Sant’Alberto di Butrio o di Zavattarello sono dei piccoli gioielli che raccontano in modo affascinante la storia di questi posti. Poi ci sono i vigneti, i boschi, il vino e l’enogastronomia. Però tutto questo non basta. Bisogna sfruttare questo rinnovato interesse, per creare un circuito turistico più moderno, una filiera più stretta tra albergatori e amministratori. È un boom straordinario ma bisogna, appunto, non disperderlo. Chi è venuto qui questa estate deve tornarci sempre. Ma per ricevere qualcosa di più di un buon spumante».

In passato la vicinanza con una grande città come Milano è stata paradossalmente uno svantaggio. «Sì, chi andava via da qui, tornava, ma tornava sempre più raramente. I borghi si spopolavano, gli esercizi chiudevano o tiravano avanti confidando sull’estate, sulla città che era vicina. Questo modo di pensare ci ha impedito però di rinnovarci radicalmente, come invece hanno fatto altri ambienti a noi simili come le Langhe piemontesi, luoghi adesso molto ricercati ma che alla fine degli anni Cinquanta erano quasi alla miseria. Noi abbiamo vivacchiato senza guizzi. Ognuno pensando al proprio orticello. Bisogna girar pagina. Vedo con piacere tanti nuovi agriturismi, tante cantine gestite da produttori giovani che hanno una marcia in più e una visione più internazionale. Vedo Comuni che investono in aree verdi, che riaprono vecchi sentieri, che costruiscono nuove aree attrezzate. Poi ci sono tantissime visite guidate ai vigneti, le degustazioni all’aria aperta. Una formula adattissima alle famiglie che cercano pace e relax a pochi chilometri dai grandi centri urbani».

Bisogna sfruttare questo rinnovato interesse, per creare un circuito turistico più moderno, una filiera più stretta tra albergatori e amministratori. È un boom straordinario ma bisogna, appunto, non disperderlo

L’Oltrepò è geograficamente molto adatto alle escursioni. Le “quattro Province” sono state storicamente zona di transito per commercianti, eserciti, pellegrini e viaggiatori. Qui vi passavano antiche percorrenze come la “Via Postumia”, la “Via Francigena” (famosa in tutto il mondo), la “Via degli Abati” e la più rinomata Via del Sale, attraverso la quale portavano, verso la pianura Padana, carichi di sale proveniente dalla Liguria. «Sì, è un ricco patrimonio storico artistico e culturale», sottolinea il professor Maffi «che va condiviso in piena libertà. Senza fretta. Se hai voglia ti muovi e fai una passeggiata, se no ti godi la pace lavorando o riposando in piena tranquillità».

Vogliamo parlare anche di costi? «Parliamone pure», spiega Giovanni Palli. «Qui nell’Oltrepò Pavese, ma anche nell’Appennino piacentino, i prezzi sono molto competitivi. Anche per questo i nuovi utenti ci stanno riscoprendo. Una camera non costa più di 40 euro, mangiare è conveniente per tutte le tasche. Ed è sempre un cibo di alta qualità, perchè qui c’è una tradizione che non vogliamo disperdere».

Degustazioni, trekking, giri in bicicletta attraverso un territorio molto ondulato che piace anche a chi cerca, pedalando, qualche emozione in più. A questi appassionati offre un ottimo servizio un ex campione degli anni Ottanta, Andrea Tonti, che proprio quest’anno ha ridisegnato tre itinerari da 60/70/110/ km che collegano tutte le colline del “grappolo d’Oltrepo” dalla Valle Versa a Scuropasso, dalla Valle Staffora, a quella di Ardivestra con le sue rocche e i suoi frutteti. «Sono posti ideali per andare in bici», spiega Tonti, ideatore del Tour operator Bike division, un nome impegnativo che attira anche molti clienti stranieri. «I nostri sono quasi tutti percorsi caratterizzati dai mangia e bevi, che in gergo ciclistico sono dei continui saliscendi che rendono più mosso il paesaggio. Naturalmente evocano qualche sosta nelle nostre cantine… », scherza Tonti, che in realtà propone gite anche di un certo livello tecnico. «Sì, degustazioni a parte, questa è una zona di potenti richiami ciclistici proprio per la sua natura geografica. Qui è arrivato spesso il Giro d’Italia. E poi è zona di campioni: qui aveva il suo quartier generale la Gewiss, lo squadrone di Berzin e Argentin che negli anni Ottanta vinse praticamente di tutto. Qui vive un ex azzurro, come Emanuele Bombini, molto popolare tra gli appassionati». Insomma, sport e cultura , gastronomia e storia a pochi chilometri da città come Milano, Genova e Torino. Un modo sano per evitare i luoghi affollati. Con un’ultima annotazione: in remoto o in coworking va bene lavorare. Ma per degustare, vino o salame che sia, come direbbe l’agente Catarella di Montalbano, è molto meglio farlo di “persona personalmente”!

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